Porte Graffiti
Può essere interessante notare come l’etimologia della parola “porta” è connessa nella lingua latina a quella di “portus” nel senso originario di entrata, ingresso ma anche di approdo e di accoglienza.
Il progetto tiene conto sia della soluzione di problemi strutturali legati all’aspetto statico dell’apertura, sia della soluzione di problemi funzionali in quanto elemento di separazione mobile, di chiusura, di filtro, di passaggio ma anche di apertura e di comunicazione fra due ambienti separati ma connessi e quindi in relazione l’uno con l’altro, sia della qualificazione formale attuata mediante il proporzionamento del vano e della cornice che lo determinano.
La porta è l’opposto della porta “raso muro”, che vuole dissimularsi all’interno della parete.
La porta rivendica tutta la sua valenza di protagonista nella creazione dello spazio interno degli ambienti.
La porta è formata da due elemeti dialoganti e di peso equilibrato: lo stipite e l’anta, incernierata o scorrevole.
Ambedue gli elementi sono fortemente connotati.
Lo stipite è caratterizzato da un forte aggetto simmetrico su ambedue i lati del muro
in modo da incorniciare plasticamente l’anta quando è chiusa
e da marcare ed enfatizzare lo spazio di passaggio quando l’anta è aperta.
La possibilità di posizionare l’anta al filo interno, al filo esterno o al centro dello stipite consente una varietà del tutto nuova di soluzioni formali e funzionali.
L’anta è decorata a bassorilievo secondo una ricca gamma di disegni che di volta in volta potranno accordarsi alle esigenze architettoniche e decorative degli ambienti.
Paolo Rizzatto
Milano, luglio 2007